Isaia Laudi nuovo portacolori del VCS a Finale Ligure

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Mercoledì sera…22,30…si gioca a tetris per riempire il pandino a metano. Ammiraglia ufficiale per le gare di superenduro. Due giorni di prove e due giorni di gara. 6 prove speciali 70km e 2300metri di dislivello positivo. Di roba ne serve. Borsone abbigliamento tecnico, casco integrale casco aperto, mascherine, protezioni, guanti a volontà, scarpe varie. Trolley vestiti normali. Cassetta attrezzatura. Cassa ricambi. Gomme ruote dischi freno cavalletto pompe …ma soprattutto gambe gambe gambe! E tanta testa.

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Si parte per divertirsi. Si possono evitare certi rischi. Però questa è l’ultima tappa dell’ Enduro World Series e del campionato italiano. Insomma qui si fa sul serio. A detta di tutti una delle gare più dure e difficili. Bisogna arrivare lucidi in prova speciale, anche dopo i lunghi trasferimenti (salita salita e ancora salita!), e non mollare mai la concentrazione. Ci sono speciali dove a tratti si può rifiatare. Gambe braccia mani e schiena possono prendere un attimo di respiro. Ci sono speciali invece dove è impossibile mollare e dove scendere piano non è poi tanto consigliato. O si guida la bici e la si fa scorrere a tutta o si rimbalza da una roccia ad una pianta.

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 Finale Ligure 2013 è stata una gara che ha segnato una piccola svolta nell’enduro italiano. Una gara più da pro che da amatore. Ma sta bene così. E’ l’ultima tappa di coppa del mondo. Troppo semplice non avrebbe gusto.

Giovedì mattina si parte. Si brucia l’Alessandria il milledue a metano urla con rabbia. Arrivati a Finale subito sulla prima prova. Provare pedalando è fuori discussione. Vuol dire uccidersi, provare poco e arrivare cotti e finiti alla gara. Furgono come ogni volta: autista la santa morosa furgone il panda a metano di mia madre. Mi metto le protezioni, casco integrale fin da subito (tanta roccia e tecnico qui in Liguria facile dare musate per terra!) telecamerina d’ordinanza e si aprono le danze.

La prima prova è Dolmen. Già fatta l’anno scorso. Cambia solo la parte finale. Pedalato, scassato, tecnico. Qualche salto semplice e qualche salto difficile e insidioso. Qui si impara subito una delle regole fondamentali dell’enduro: se il sentiero passa in basso a sinistra delle rocce…la linea giusta al 99% è in alto a destra!! Ollare ollare ollare (senza “r” mi raccomando!)!!Il primo comandamento dell’endurista.

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Strasferimento sulla napoleonica strada sterrata (scassata e che pende pende pende)un po’ si pedala un po’ si spinge. Si arriva alle porte dell’inferno: la “Caprazoppa”.

Questa è la prova assassina…qui non si respira…non si tira il fiato…non si può scendere tranquilli…qui o si guida al massimo o si guida al massimo. Primo pezzo veloce poi singletrak tecnico con le roccettine che spuntano come funghi poi strappo in salita con slalom tra le gobbe di pietra gradini di roccia le gambe ci danno il corpo deve guidare di forza il fiato manca nell’integrale si arriva in cima giù a tutta canale stretto poi tornanti stretto nose press giù canale veloce scassato tornante contro tornante in piedi ripido muro sassi tornanti stretti ripidi scassato veloctà pedala pedala tra le rocce tornante gomito veloce salta salta salta scassato….fine!!!

Si torna a Finale…si riparte …la 3 e la 4 sono sopra a Noli e Varigotti. Trasferimento verso le Manie. San Michele flow all’inizio poi giù in picchiata verso il borgo tornanti stretti e ripido…si vola sulle scalinate e si arriva in piazza. Risalita da soglia piena per Dh donne. Si passa il costone e si scende a tutta verso il mare…spettacolo! In gara sabato non la faremo,verrà cancellata per l’incidente avvenuto sulla prima prova.

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Domenica si parte e si pedala…si pedala …si pedala…lunghissimo trasferimento per la prova forse più goduriosa “Cacciatore VS Guardia”. 4 km erotti di divertimento. Qui si trova un bel riassunto della terra ligure. Flow, tecnico, pedalato, stretto, largo, ripido, jump e cascate di roccia. Yeah!!

Giù di nuovo testa bassa verso le porte dell’inferno. Di nuovo “Caprazoppa”. Ultima fatica di questa SE + EWS. Questa volta in partenza mi tolgo ogni dubbio se farla a tutta o no: si trancia il tendicatena…la catena cade, ricade, riricade, mi fermo riparto mi rifermo…scendo scomposto picchio il cambio e finisco la frittata. Siamo in fondo. Solo un km e poco più e siamo all’arrivo. Riesco a pedalare con i rapporti agili. Il lungomare. I paddock. Il palco d’arrivo. Il controllo delle marche. Vivo. Arrivato. Birraaaaaaaaa!!!

Una gara da gestire e preparare bene. Questa era una delle più dure forse. Ma era anche il top. Prima di arrivare qui c’è tanto per divertirsi e per imparare. Un paasettino alla volta un ollata alla volta.

Articolo di Isaia Laudi

 

 

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